Parrocchia SS Redentore

Sabato 17 Agosto 2019

C’è una bellezza, una forza straordinaria, un potere nascosto, nel gesto dell’accoglienza! Nel vangelo si ricorda che “A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,12).

Il mistero della fede è un cammino di accoglienza di Dio stesso. L’accoglienza ci fa diventare figli. San Giovanni ai piedi della croce riceve l’invito di Gesù e accoglie, prende con sé Maria, la madre del Signore. Se la Comunità cristiana sorge da una duplice accoglienza, quella di Maria e quella di Giovanni, non può esistere Chiesa di Cristo senza il criterio determinante dell’accoglienza. La Chiesa o è accoglienza o non è! Così pure la Comunità cristiana, che è porzione viva della Chiesa. L’accoglienza presuppone qualcosa di bello da attendere e a cui dare spazio, presuppone un dono.
La fede descrive Dio come donatore, sente la vita come gradita, come grazia che dà gioia. Gli esseri viventi come preziosi, i fratelli opportunità feconda di gioia e di condivisione. Qui emerge chiaramente la categoria evangelica di tesoro, di perla preziosa, di esultanza che riemerge. Il Vangelo viene riproposto come effettiva buona notizia che trasforma e dona gioia, pienezza di felicità. La logica intima dell’accogliere e del custodire si oppone alla logica della potenza, della scena pubblica da conquistare, si oppone alle strategie dell’immagine. “Accogliere e custodire dovrebbero determinare la fisionomia della Chiesa, articolarne la disciplina”. Le ferite della vita non cercano una spiegazione, che spesso non c’è, ma condivisione, rispetto per il tuo dolore e comprensione per i pesi che uno si porta dietro. Chi vive una prova, un dispiacere, chi porta un peso indescrivibile non cerca parole, ma silenzi carichi di rispetto e partecipazione, condivisione sincera e discreta. In queste situazioni si vede cosa vale davvero una Comunità cristiana, chi sta seguendo davvero, da chi si sta lasciando plasmare, se da Cristo o dalle logiche devastanti di questa nostra cultura contemporanea. Una mentalità soffocata dall’indifferenza e accecata dalla superficialità, che ti rende invisibile chi ti vive accanto. La “cultura dello scarto” che Papa Francesco a più riprese denuncia, tende a diventare mentalità comune che contagia tutti! Si tratta di uno sguardo di disprezzo che non si concilia affatto con la dinamica dell’accogliere. Una cultura che ci rende insensibili alle vicende dell’altro e non dà spazio con rispetto al dolore, alla fatica, alla disperazione di tante persone. Respiriamo questi veleni contemporanei anche noi, che ci diciamo di Cristo e che se non vigliamo ci ritroviamo dentro questi atteggiamenti mondani che soffocano la capacita di accogliere, di ospitare il dolore e comprendere le fatiche degli altri.
Il dolore non chiede ragioni ma la bellezza consolante di volti fraterni che sanno comprendere, che sanno accogliere appunto. La sofferenza e il disagio non cercano chiacchiere vuote e fastidiose, ma fraternità che si mette in cammino, senza giudicare, diventando compagno di viaggio. La forza della preghiera intima e personale ci trasformi ogni giorno di più in comunità cristiana capace di mettersi in ascolto, in cammino con quanti vivono una solitudine, portano con sé un peso, per quanti sono feriti dentro. La fede è accoglienza del fratello ed è accoglienza prima di tutto di Dio. Nei giorni del tormento e della fatica la fede tiene il posto a Dio “lo ospita nelle voragini che si aprono dentro di lui”. Dio opera proprio nel profondo perché inizi l’attesa dell’aurora. Come diceva don tonino Bello: “Se nei momenti di oscurità sarai vicino a noi e ci dirai che anche tu stai aspettando l’aurora, le lacrime si asciugheranno sul nostro volto e sveglieremo insieme l’aurora”.
Buon cammino cari parrocchiani!

 

 

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