Parrocchia SS Redentore

Lunedì 21 Ottobre 2019

Questa parabola mi ha cambiato il volto di Dio”. La interpretava con parole luminose padre Giovanni Vannucci, uno dei massimi mistici del ‘900.

Diceva: “il nostro cuore è un pugno di terra, seminato di buon seme e assediato da erbacce; una zolla di terra dove intrecciano le loro radici, talvolta inestricabili, il bene e il male.”
Questo Vangelo ci chiede di guardare alla nostra vita senza sconti, per quello che è: nessuno di noi è tutto luce e nessuno è tutto tenebra. Ci sono gesti meravigliosi che rendono giustizia alla luce che sta nel profondo del nostro “io” e subito dopo ci ritroviamo capaci di gesti riprovevoli che ci fanno vergognare di noi stesi. Grano e zizzania, legati indissolubilmente nel campo del mio cuore, una verità che mi impedisce di ergermi a giudice sulla vita degli altri, mi chiede uno spessore di umiltà, frutto di uno sguardo che sa vedere e riconoscere sé stesso.
«Vuoi che andiamo a togliere la zizzania?» domandano i servi al padrone. La risposta è perentoria: «No, perché rischiate di strapparmi spighe di buon grano!».
Un conflitto di sguardi: quello dei servi si posa sul male, quello del padrone sul bene. Il seminatore infaticabile ripete: guarda al buon grano di domani, non alla zizzania. La gramigna è secondaria, viene dopo, vale di meno. Tu pensa al buon seme. Il Vangelo di questa domenica ci spiega che davanti a Dio una spiga di buon grano vale più di tutta la zizzania del campo, il bene è più importante del male, la luce conta più del buio. Quanto abbiamo bisogno d’imparare un modo nuovo di guardare alla vita! Noi sempre pronti a valorizzare ciò che non va e seppellire il bene sotto il cumulo di giudizi e di parole cattive. Un autore spirituale dice di questa pagina evangelica: “La morale del Vangelo infatti non è quella della perfezione, l’ideale assoluto e senza macchia, ma quella del cammino, della fecondità, dell’avvio, di grappoli che maturano tenacemente nel sole, di spighe che dolcemente si gonfiano di vita.”
Cari parrocchiani non preoccupiamoci prima di tutto delle erbacce o dei difetti, che costellano inevitabilmente la nostra vita. Guardiamo con gioia il bene che Dio ha seminato nel campo del nostro cuore. Contempliamo con stupore tutte le forze di bontà, di generosità, di accoglienza, di bellezza e di tenerezza che Dio ci consegna. Facciamo che queste erompano in tutta la loro forza, in tutta la loro potenza e vedremo le tenebre scomparire.
Caro parrocchiano ,custodisci e coltiva con ogni cura i talenti, i doni, i semi di vita e la zizzania avrà sempre meno terreno. Preoccupati del buon seme, ama la vita, proteggi ogni germoglio, sii indulgente con tutte le creature. E sii indulgente anche con te stesso. E tutta la tua vita fiorirà nella bellezza della Luce!

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