Parrocchia SS Redentore

Domenica 22 Settembre 2019

La domanda rivolta a Gesù suppone un desiderio di fondo: “Maestro, che cosa devo fare per essere vivo davvero, per essere uomo veramente realizzato?” Gesù risponde con un racconto in cui è racchiusa la possibile soluzione della storia, la sorte del mondo e il destino di ognuno.

Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico. Un uomo, dice Gesù. Guai se ci fosse un aggettivo, buono o cattivo, ricco o povero, dei nostri o straniero. Può essere perfino un disonesto, un brigante anche lui. È l’uomo, ogni uomo aggredito, derubato, violato, umiliato e che ha bisogno.
Un samaritano che era in viaggio lo vide, ne ebbe compassione, gli si fece vicino. Un samaritano: uno straniero, ha compassione e si avvicina, scende da cavallo, forse ha paura, non è spontaneo fermarsi. La Misericordia è “avere cuore per il dolore “degli altri. Non è un istinto, ma una conquista. Bisogna avvicinarsi, vedere gli occhi, ascoltare il respiro, allora ti accorgi che quell’uomo è tuo fratello, un pezzo di te. E nulla di ciò che è umano ti può essere estraneo.
Gesù vuole insegnarci che senza la compassione non saremo prossimo a nessuno, non saremo capaci di vicinanza vera per nessuno, nemmeno per le persone che diciamo di amare! Coltivare la compassione per quello che capita agli altri è di primaria importanza nella vita di Gesù e lo deve essere anche nella vita dei suoi discepoli e della sua Chiesa. Insegniamolo ai nostri figli, quando in famiglia si parla di qualche dolore, di qualche vicenda faticosa capitata a qualcuno, i figli possano sentire e riconoscere dal timbro della vostra voce, dall’uso delle vostre parole, la bellezza evangelica della compassione. Il contrario di questo atteggiamento è sintetizzato bene dall’espressione tremenda “chi se ne frega?”, una frase che raggela ogni possibilità di relazione autentica.
La risposta di Gesù opera uno spostamento di senso (chi di questi tre si è fatto prossimo?) ne modifica radicalmente il concetto: tuo prossimo non è colui che tu fai entrare nell’orizzonte delle tue attenzioni, ma prossimo sei tu quando ti prendi cura di una persona; non chi tu ami, ma tu quando ami. Il verbo centrale della parabola, quello da cui sgorga ogni gesto successivo del samaritano è espresso con le parole “ne ebbe compassione”. Che letteralmente nel vangelo di Luca indica l’essere preso alle viscere, come un morso, un crampo allo stomaco, uno spasmo, una ribellione, qualcosa che si muove dentro, e che è poi la sorgente da cui scaturisce la misericordia fattiva. Compassione è provare dolore per il dolore dell’uomo, la misericordia è il curvarsi, il prendersi cura per guarirne le ferite. Nel vangelo di Luca “provare compassione” è un termine tecnico che indica una azione divina con la quale il Signore restituisce vita a chi non ce l’ha. Avere misericordia è l’azione umana che deriva da questo “sentimento divino”. Lasciamoci contagiare dalla compassione misericordiosa con cui Dio si china sulle nostre povertà e troveremo forza e pace per fare altrettanto e chinarci presso ogni dolore e delusione troveremo sui passi di chi ci viene incontro.
Cari parrocchiani sforziamoci di costruire tutti insieme una Comunità cristiana capace di generare misericordia e compassione per le vicende faticose di tutti. Mettiamo in circolo la compassione evangelica e saremo stati capaci di testimoniare la Bellezza del cuore di Cristo.
Impariamo anche a coltivare gratitudine per il bene che riceviamo. Ricordiamoci di amare i nostri samaritani che ci hanno salvato, hanno versato olio e vino sulle nostre ferite e riversato affetto nel cuore. Non dimentichiamo chi ci ha soccorso in stagioni diverse della nostra vita. E poi impariamo da loro. Caro parrocchiano: va’ e anche tu fa lo stesso, fatti prossimo, mostra la bellezza della misericordia. Il vero contrario dell’amore non è l’odio ma l’indifferenza.

Accedi

LITURGIA DELLE ORE
LODI MATTUTINE
ORA MEDIA - TERZA
ORA MEDIA - SESTA
ORA MEDIA - NONA
VESPRI
COMPIETA
MESSALE DEL GIORNO
 A cura di liturgiagiovane.org