Parrocchia SS Redentore

Martedì 23 Aprile 2019

Editoriali

Il Signore sconfigge la paura

Subito dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci, Gesù, rinviate le folle alle loro case, costringe i discepoli a salire sulla barca e a fare ritorno alla riva da cui erano partiti. Rimasto solo, sale sul monte, in disparte, a pregare, e venuta la sera è ancora là in preghiera solitaria. Secondo il quarto vangelo, dopo la moltiplicazione dei pani, quella gente in attesa di un liberatore politico che faccia regnare la giustizia e colmi tutti i poveri di cibo, vorrebbe proclamare Gesù Re Messia, ed è per questo che Gesù si ritira sul monte tutto solo (cf. Gv 6,14-15). Ecco dunque Gesù in solitudine e in preghiera, sulla montagna, luogo non abitato, dove trova silenzio e quiete, montagna che per la Bibbia è il luogo simbolico delle grandi rivelazioni di Dio, qui è luogo di solitudine e di preghiera.

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Testimoni della Bellezza

La domanda rivolta a Gesù suppone un desiderio di fondo: “Maestro, che cosa devo fare per essere vivo davvero, per essere uomo veramente realizzato?” Gesù risponde con un racconto in cui è racchiusa la possibile soluzione della storia, la sorte del mondo e il destino di ognuno.

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Cristiani per attrazione

Nessuno può venire a me se il Padre non lo attira.
Non si diventa cristiani se non per questa attrazione, non certo per via di indottrinamento o di crociate. Tanto meno si può diventare autentici cristiani facendo della fede un’abitudine! Il Vangelo di questa Domenica ci spiega una verità bellissima: Io sono cristiano per attrazione: mi attira un Dio buono come il pane, umile come il pane, energia inesauribile che alimenta la vita, ogni vita, tutta la vita. Si dà e scompare. E anche i suoi figli faranno come lui, si faranno pane buono. Ai funerali di don Primo Mazzolari, un suo parrocchiano ebbe a dire: ci bastava guardarlo, vederlo passare. Per noi era pane. L’offerta umile e buona, gioiosa della nostra vita può diventare per chi ci vede, come pane che attira, che attrae. Anche il bene e l’Amore che riusciamo a testimoniare nella vita della nostra Parrocchia, la rende capace di attrarre a Gesù in un modo significativo ed efficace. Vi esorto tutti a non far mancare la fragranza del bene e della bontà di cui siete capaci, solo così saremo capaci di attrarre a Gesù in un contesto d’indifferenza religiosa, di scristianizzazione.
Il verbo di questo Vangelo è «mangiare». Così semplice, quotidiano, vitale. Che indica cento cose, ma la prima è vivere. Mangiare è questione di vita o di morte. Dio è così: una questione di fondo. Ne va della tua vita. Il segreto, il senso ultimo nel tempo e nell’eterno è vivere di Dio. Non solo diventare più buono, ma avere Dio dentro, che mi trasforma nel cuore, nel corpo, nell’anima, mi trasforma in lui. “Partecipare al corpo e al sangue di Cristo non tende ad altro che a trasformarci in quello che riceviamo” (Papa Leone Magno).
Cari parrocchiani lasciamoci trasformare da Gesù, pane vivo che si offre per insegnarci a diventare dono. Spero che l’Amore per il dono stupendo dell’Eucarestia cresca ogni giorno di più nella vita della nostra Comunità cristiana. Tanti segni belli ho visto nascere e crescere, intorno all’altare del Signore , al servizio della Messa domenicale, dove Gesù pane vivo ci dà appuntamento con Amore.

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 A cura di liturgiagiovane.org